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mercoledì 8 settembre 2010

Applanet 2.0 - Android user

l'androide
Da poco entrata nel meraviglioso mondo di Android come ogni cosa nuova che mi ha riguardato da vicino ... ho avuto i primi problemi.
Negata per i libretti di istruzioni e con un fastidioso problema con Adobe Reader, che sinceramente ho poca voglia di risolvere per quanto semplice possa essere (non mi scarica completamente i .pdf più pesanti di 1 mb dandomi sempre errore di lettura di un font giapponese o cinese, non ricordo), sono giunta ad Androidiani.com, "la più grande community italiana su Android"
Ci ero già finita più di una volta, ma ieri mi sono redenta ad iscrivermi e curiosare.
Dopo aver trovato quello che mi serviva e fra virgolette risolto il problema che mi affliggeva (dovevo semplicemente aggiornare una app) mi sono fatta un giro, sbirciando fra le discussioni più recenti e quelle maggiormente partecipate.
Ha colpito la mia attenzione un thread in cui il primo post è stato rimosso direttamente dall'user: la segnalazione di Applanet 2.0, relase rilasciata proprio l'altro ieri dopo che l'applicazione pare essere stata lanciata il 10 giugnio. Un market alternativo a quello proprio di Android.
Pare che sia una applicazione per Android - un SO open source basato su kernel linux - permette, tramite registrazione, di scaricare e installare anche le applicazioni a pagamento.
Spinta da diverse considerazioni sul forum di Androidiani sono andata avanti e mi sono iscritta al sito.
L'applicazione - il market - permette di installare tutte le installazioni "saltando" il pagamento.
La cosa simpatica è che gli sviluppatori chiedono agli utenti una "donazione" che gli permetta di raggiungere il traguardo di 1000 dollari americani nell'arco dell'anno. E ti spiegano anche il perché: 1000 dollari è il costo del lavoro di programmazione di Genius Applanets. Poi ci sono le fatture del server, e le bollette Vps per il prossimo futuro. Paghiamo 100 dollari al mese di server. Grazie per le vostre donazioni!
Il messaggio di benvenuto generato in automatico è incomprensibile, almeno per me, in quanto con un oggetto che ti chiede di regalare 1000 dollari ad Applanet, ti da il benvenuto dicendoti però "a meno che però tu non venga da youtube, allora va via perchè non ti vogliamo".

Questo genere di market non è certo una novità.
La casa di Cupertino per il suo Iphone ha già visto più di un market alternativo: Cydia, che permette agli utenti che hanno effettuato il jailbreak la gestione di applicazioni, spesso open source, senza limitazioni imposte dalla casa produttrice ... inutile su un sistema operativo come Android; Installous ...

Qualcuno ha anche sostenuto che alla fin fine è come i siti che pubblicano e pubblicavano torrent e che come in quei casi con questa applicazione si offre alla gente una possibilità di scelta (sic! detta da un admin)
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano i miei amici Francesco e Giovanni Battista di questa affermazione!

A prescindere da ogni considerazione su questo genere di applicazioni, e me ne vengono in mente molte, sopratutto cercando di censurare quelle che già sono state tacciate come facili moralismi, mi limito ad osservare che magari segnalare un'applicazione che viola i diritti d'autore degli sviluppatori in un forum frequentato da un gran numero di sviluppatori - per aiutare, aggiornare, segnalare, ... - non è stata proprio una mossa geniale!

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domenica 19 aprile 2009

PUGLIA: CREATIVITA' IN MOVIMENTO

Uno dei motivi di latitanza ... anche se non cerco giustificazioni.

Il prossimo 23 aprile, in occasione della Giornata Mondiale della Proprietà Intellettuale (26 aprile 2009) e nell'ambito delle manifestazioni legate alla Settimana della Cultura (18-26 aprile), assieme ad altri due amici abbiamo organizzato a Bari una giornata di approfondimento sulla Proprietà Intellettuale.

Il convegno, intitolato "Puglia: creatività in movimento. Tutela delle risorse intellettuali e sviluppo. Idee a confronto", si terrà presso la Fiera del Levante - Sala Convegni Regione Puglia dalle ore 10 alle ore 18 e vedrà coinvolti tutti i soggetti interessati allo sviluppo e alla tutela della creatività e della cultura in Puglia.

Le tematiche affrontate saranno le seguenti:

  • Immagine Puglia. Territorio, società, creatività: l'offerta culturale;
  • La tutela dei beni culturali. Cineteche, videoteche, mediateche;
  • L'esperienza dei cineporti;
  • Editoria e web-tv;
  • La legislazione per la cultura e lo spettacolo: dalla tutela delle opere artistiche alla promozione dei soggetti artisti;
  • Distribuzione e circolazione delle opere: vecchi e nuovi canali. La rete;
  • La Siae e i nuovi tipi di licenza, le licenze libere e gli aventi diritto.

La partecipazione è libera, con iscrizione obbligatoria fino ad esaurimento posti.

Per conoscere il programma della giornata e l'elenco dei relatori nonché per iscriversi al convegno, vi invito a consultare il neonato sito di Pugliacreativa.

Vi aspetto.


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venerdì 27 marzo 2009

I PIRATI CALANO SU ROMA

Purtroppo io non ci sarò, ma per chi è nei paraggi consiglio vivamente un passaggio.
L'evento si sovolgerà dalla mattina fino a sera inoltrata.
dalle ore 10:00
LA FESTA DEI PIRATI APRE AL PUBBLICO: STRUMENTI BASE

1) Frank Knight e Andrea Tavi: Mini corso di p2p per principianti; 2) Francesco Tupone (Linux Club Italia): Nodi fisici nella rete

PIRATI O PIONIERI? LE COMUNITA' DEL P2P IN ITALIA E NEL MONDO
  • Introduce: Luciano Umarino - LOOP; Modera: Athos Gualazzi - presidente Associazione Partito Pirata
2) Luigi Di Liberto (Scambio Etico): La comunità italiana p2p TNT Village; 3) Silvestro "Pino" Di Pietro (TNT Village): I motivi per cui la gente si "sbatte" per condividere in rete; 4) Luca Neri: Un vascello corsaro fatto di carta stampata; 5) Giovanni Battista Gallus e Francesco Paolo Micozzi: Pirati a Bergamo; 6) Magnus Eriksson e Johan Allgoth (Piratbyran - The Pirate Bay): rOMG

IGNORANTI O DIABOLICI? I POLITICI ALL'ASSALTO DELLE RETI
  • Introduce: Gianluca Peciola - Provincia di Roma; Modera: Arturo Di Corinto - presidente Free Hardware Foundation
7) Guido Scorza: Censura d'autore; 8) Marco Scialdone: Moderatamente estremisti: politica, internet e pirateria; 9) Carlo Blengino: La sconfitta dei pirati veri: il caso Peppermint e le sue conseguenze; 10) Alessandro Bottoni: Oltre Internet: reti segrete e reti invisibili; 11) Paolo Brini: Telecoms Package: le direttive europee mettono a rischio internet; 12) Erik Josefsson: The Patent Bay: The Pirate Bay peers vs. the DRM Patentees; 13) Gennaro Francione: Anticopyright

e poi ...

ARTE PIRATA: UN GRAN FINALE DI CREATIVITA' CORSARA

Buon divertimento, pirati!

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venerdì 13 marzo 2009

Il legislatore: DDL C 2195 - intervista per Periodico Italiano

Riporto integralmente l'intervista che ho rilasciato per Periodico Italiano in merito al Disegno di legge dell'Onorevole Gabriella Carlucci C 2195, "Internet territorio della libertà, dei diritti e dei doveri".

1) quali sono i punti deboli della proposta DDL dell’onorevole Carlucci?

“Internet territorio della libertà, dei diritti e dei doveri”.

Un titolo altisonante per un disegno di legge di 4 articoli che nelle intenzioni dichiarate dall’Onorevole Carlucci prende le mosse dall’esigenza di contrastare un tema molto avvertito da ogni singolo cittadino, sia esso cittadino digitale o più semplicemente cittadino della società civile: la pedopornografia.

Una felice intuizione, dunque, quella di porre alla base di un disegno di legge siffatto una motivazione che certamente scuote tutti. Un tema non solo sentito, ma al quale ognuno di noi vorrebbe porre rimedio nel modo migliore possibile.

Peccato che, a parte ogni considerazione sui contenuti, tutto il disegno di legge si basa interamente su un presupposto debole, non ricollegabile all’oggetto da cui prende le mosse, e che, di conseguenza, inficia tutto il resto della proposta: “la totale anarchia di internet”. (Relazione Introduttiva al Ddl, quarto capoverso)

So di ripetere quanto già detto da altri affermando che è fin dalle prime battute di questa sorta di messa in scena (ogni riferimento a persone ed azioni non è del tutto casuale) che si denota la mancanza di conoscenza della rete … e non solo!

Sono anni ormai che gli operatori del settore, con questo intendendo non solo i giuristi ma anche gli stessi fruitori della rete, specie dopo l’avvento del Web 2.0, hanno preso coscienza che una regolamentazione della rete, sia pure perfettibile, già esiste.

Internet ha posto alla collettività quesiti nuovi (ma non solo nuovi) risolvibili a volte con regole vecchie, chiedendo alle stesse di “modellarsi” sulle nuove esigenze. Altre volte ha posto quesiti nuovi meno immediatamente e mediatamente risolvibili, che non c’è dubbio richiedano un intervento diverso, anche da parte del nostro legislatore.

Sorrido alla parola legislatore.

E’ probabile che chi ha fatto i miei studi (ma non solo) almeno una volta si sia immaginato “il Legislatore” come un omone enorme, con una toga con pelliccia di quelle che ogni tanto si vedono nei film, con una bilancia alle spalle ed un martello sulla scrivania …

Gabriella Carlucci il legislatore … (per quanto pare che non sia lei ad aver partorito il DDL)

L’errore di fondo di ciò che sta emergendo dalle diverse proposte di regolamentazione della rete internet, tra cui si inserisce il DDL C 2195, risiede nella (quasi) totale non conoscenza del mezzo e nella (quasi) totale non conoscenza delle regole, delle leggi e delle disposizioni già esistenti. O, peggio ancora, nella strumentalizzazione e interpretazione opportunistica che si opera delle stesse.

Emblematico, nel DDL di cui discutiamo, è il riferimento ai diritti fondamentali della persona. Che per carità, in una proposta di legge che prende le mosse dalla tutela dei minori da un crimine orribile come quello della pedopornografia ha certo la sua ragion d’essere.

Un po’ meno comprensibile è invece il riferimento ai “diritti fondamentali delle imprese” contenuto nella relazione introduttiva, posto che le imprese abbiamo “diritti fondamentali” (sì, magari la tutela della concorrenza, ma cosa centrebbe con la pedopornografia?).

2) A suo avviso da questa proposta di legge la rete ne uscirebbe arricchita di nuovo valore?

Sembrerebbe una domanda semplice, a cui sarebbe sufficiente una risposta secca.

La risposta? NO!

L’innovazione è l’unica cosa in grado di dare nuovo valore alla rete.

Forse mi ripeto, ma oggi “innovare” per me significa implementare. E con “implementazione” si deve intendere l’innovazione delle fasi intermedie di un processo, tenendo fermi punti cardine fondamentali.

Questo, ovviamente, vale anche per la legge. In questo caso il “cardine” è e deve essere costituito dai diritti fondamentali, quelli fissati nella nostra Carta Costituzionale. Tutti quelli fissati nella Costituzione, che andrebbero letti in combinato fra loro per una efficace, efficiente e vera tutela di tutti valori ad ampio spettro … così come sono stati concepiti dalla Costituente.

3) che importanza ha il diritto d’autore in internet?

Più che sull’importanza del diritto d’autore in internet sarebbe opportuno affrontare un discorso sull’importanza del diritto d’autore nella società contemporanea, ma il discorso diventerebbe troppo esteso.

La domanda, per quanto ampia, è ben posta. Quantomeno per l’enfasi sul diritto d’autore.

Il diritto d’autore in quanto tale ha un’importanza che non viene messa in discussione pressoché da nessuno, neanche in Internet, quantomeno per quanto riguarda il diritto ad essere riconosciuti autori dell’opera e gli altri diritti c.d. morali ad esso collegati.

Non lo stesso per i diritti patrimoniali.

Da un po’ di tempo a questa parte, infatti, si discute dell’importanza del copyright, intendendo con questo i diritti di utilizzazione economica delle opere dell’ingegno, i cosiddetti diritti esclusivi attinenti alla sfera dell’autonomia privata che sono nella disponibilità degli aventi diritto.

Al contrario dei diritti morali, quantomeno nel nostro ordinamento, i diritti d’autore patrimoniali sono trasferibili … e “rinunciabili”.

Rinunciabili … Tale “rinunciabilità” ha dato luogo, ad esempio, alla nascita di movimenti “anti-copyright”, che credono nella libera e gratuita diffusione dell’arte, negando l’importanza e la valenza del copyright. Indirizzo che può sembrare utopistico, ma che ha i suoi sostenitori.

Tornando all’importanza del diritto d’autore, è innegabile che tali movimenti (anche più moderati rispetto all’anti-copyright, come quelli che sostengono i nuovi tipi di licenza, le licenze c.d. libere) prendano forma a partire dall’analisi della diversità del momento storico che ha determinato la nascita del copyright. E internet è certamente causa, una delle cause, di queste riflessioni.

Le nuove tecnologie hanno messo in crisi i vecchi sistemi di creazione e di distribuzione delle opere dell’ingegno, con la nascita di due modelli di opere, impensabili ai tempi della compilazione delle prime leggi sul Diritto d’Autore: le opere digitalizzate, cioè quelle opere nate su supporti classici e “tradotte” su supporti digitali, e le opere digitali vere e proprie.

E ancora, le nuove tecnologie, assieme ad internet che le attraversa, hanno causato alcune cesure fondamentali al modello classico basato sulla distribuzione punto – massa, in cui la distribuzione delle opere, dalla loro nascita, dipendeva da un unico soggetto, o da diversi soggetti cui spettava singolarmente la realizzazione (non dell’opera, che era ed è sempre dell’autore, ma della sua “forma d’espressione” qualora questa prevedesse particolari accorgimenti tecnici. Si pensi a un vinile - art. 1 l. 633/41), la duplicazione e la messa in circolazione dell’opera dell’ingegno.

L’opera può infatti oggi essere riprodotta infinitamente, in ogni tempo e in ogni luogo … da chiunque e in modo pressoché perfetto a costi decisamente inferiori rispetto al passato!

Un enorme vantaggio per gli autori, che potenzialmente possono fare a meno di ogni genere di intermediario.

Perciò, più che importanza del diritto d’autore in internet, io parlerei di importanza di internet per il diritto d’autore.

4) viene tutelato con questo disegno di legge?

La parte del Ddl che si occupa esplicitamente del diritto d’autore è il comma IV dell’articolo due.

Nella disposizione sistematica di una legge un comma di un articolo lo si potrebbe intendere come un lemma di un teorema, rappresentato appunto dall’articolo, che però, al contrario di quello che avviene in matematica, viene posto come fatto successivo nell’esposizione del teorema stesso.

Posto che proprio l’articolo due, a detta stessa dell’autrice (o dell’autore?) della proposta, costituisce il principio cardine del provvedimento (Relazione introduttiva al Ddl), ritengo che venga ancora una volta dimostrata non solo la scarsa conoscenza delle dinamiche di internet e delle sue regole tecniche, ma anche la scarsa conoscenza della legge stessa a cui si fa riferimento.

Come si potrebbe combinare il comma uno dell’articolo: “E’ fatto divieto di effettuare o agevolare l’immissione nella rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati) in maniera anonima” con il comma IV, che apparentemente nulla aggiunge di diverso alle disposizioni già esistenti recitando: “In relazione alle violazioni concernenti norme a tutela del diritto d’autore, dei diritti connessi e dei sistemi ad accesso condizionato si applicano, senza alcuna eccezione le norme previste dalla Legge 633/41 e successive modificazioni”?

A parte tutte le considerazioni ed obbiezioni di natura tecnica che si potrebbero opporre, su cui autorevoli voci come quella di Daniele Minotti, Stefano Quintarelli, Guido Scorza hanno già avuto modo di esprimersi, e a parte anche l’inutilità in particolare del comma IV di questa disposizione, come la mettiamo, ad esempio, con l’articolo 21 l. 633/41 che riconosce il diritto all’anonimato, e che rientrando tra i diritti morali dell’autore è un diritto della personalità, tutelato quindi come diritto fondamentale della persona?

L’opera anonima non è una violazione per la l. 633/41. Anzi, la legge 633/41 si preoccupa di tutelare anche l’autore dell’opera anonima!

Per cui, anche volendo, non rientra nell’inutile previsione del comma IV.

Però l’opera anonima viola il disposto del comma uno dell’art. 2 DDL C 2195 che “introduce il principio cardine del provvedimento”: la lotta alla pubblicazione in forma anonima e clandestina di qualsivoglia contenuto (Relazione Introduttiva)

Senza volerci spingere a considerare (ulteriori) violazioni dei diritti fondamentali che questa proposta di legge potrebbe comportare, così come concepita implica quasi sicuramente la negazione di due fondamentali e legittime conquiste che l’autore di qualsiasi opera deve alle nuove tecnologie: il diritto all’anonimato sull’opera digitale e/o la gestione individuale delle sue opere

5) cosa manca completamente in questo disegno di legge dell’on. Carlucci che invece andrebbe considerato?

Cosa manca in un disegno di legge inutile?

6) crede che si potrà arrivare davvero a un controllo della rete che sia rispettosa del diritto di esprimere la propria opinione ?

Il diritto di esprimere la propria opinione è una delle libertà fondamentali, riconosciuto e tutelato dal nostro ordinamento come interesse di rango superiore rispetto a quelli tutelati dalla legge. (art. 21 Cost.)

Anni di storia, di lotte sociali, hanno portato a conquiste impensabili ai tempi degli scontri.

La libertà di stampa non è sempre stata tale, anzi. E non stiamo parlando di mille anni fa, ma di meno di un secolo fa.

La c.d. stampa clandestina è stata contrastata dalla legge (in senso lato) in ogni modo, portando a conflitti anche molto violenti, di cui la nostra società porta ancora non solo il ricordo indelebile, ma anche i segni.

La parola “controllo”che lei usa in questa sua ultima domanda stride troppo con la libertà fondamento del diritto di esprimere la propria opinione.

Spero di non essere tra i pochi (idealisti?) che credono nello sviluppo, nell’innovazione, nelle persone … e nella rete.

E’ sicuramente auspicabile una maggiore consapevolezza del legislatore anche sulle problematiche “più pratiche” rilevate dalle nuove tecnologie…

I corsi di formazione alla Camera e al Senato sono sicuramente un buon punto di partenza.

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domenica 1 marzo 2009

Scuola Forense Barese - as promised

Con colpevole ritardo, ecco le slide della lezione del 19 febbraio tenuta nella Biblioteca del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Bari, Palazzo di Giustizia.

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venerdì 16 gennaio 2009

Eleanor Rigby


Eh no, stavolta non è bionda.
Almeno non lo è nella interpretazione che Mary Ann Farley ne da nel suo dipinto.
Poi chissà!
Quel che è certo è che raccoglieva il riso in una chiesa, dopo un matrimonio, e che la melodia della sua solitudine è nota a una moltitudine.
Se la solitudine può essere intesa anche come un rapporto privilegiato con se stessi, come una scelta consapevole, quella di Eleanor, che muore sola, ad un funerale a cui nessuno va ...
Può darsi anche che a lei ora non importi d'essere conosciuta e celebrata universalmente attraverso la musica che i Beatles le hanno dedicato nel 1966 (una Eleanor Rigby è esistita davvero, ed è sepolta nel cimitero della chiesa di St. Peter, a Liverpool, dove John Lennon e Paul McCarteny si conobbero).
Nè di essere il brano più conosciuto di Revolver, l'album dei Beatles che la rivista Rolling Stone ha messo al terzo posto nella classifica dei più grandi album rock di tutti i tempi.

Chissà Eleanor, se sapesse tutto questo, cosa penserebbe della decisione presa dal governo britannico un mese fa (e che dovrebbe essere discussa ed approvata in questi giorni) di estendere la durata del copyright sulle registrazioni fonografiche da 50 a 70 anni. Lei, che nel 2016 sarebbe caduta in pubblico dominio e la cui solitudine avrebbe potuto passare per ogni radio, essere oggetto di mushup e remix, senza problemi ... e farla sentire meno sola!

Il copyright è "la linfa vitale dell'economia creativa" che "stimola gli investimenti nel talento musicale" e "incoraggia l'innovazione"!!!! (Geoff Taylor, BPI). E Andy Burnham, segretario alla Cultura del Governo Britannico e portavoce dell'iniziativa "ma c'è un'ulteriore ragione morale: non vedere la propria opera associata ad una causa o a ad un marchio con cui non si è a proprio agio".
Non è difficile intuire chi ci guadagnerà davvero da tutto questo ... e chi (e cosa) ci perderà!

Mi viene in mente, fra l'altro, la risposta ufficiale ricevuta da Romaeuropa Web Factory in merito all'iniziativa lanciata dall'amico Marco Scialdone assieme a DegradArte poco prima di Natale: modificare l'art. 8 del regolamento del concorso che non ammetteva fra le opere attività di mashup e remix, non considerando che la maggior parte delle forme d'arte oggetto del concorso usino prevalentemente tali tecniche.
E nella risposta si legge, sostanzialmente: "Sarebbe troppo difficile analizzare quali opere siano in regola - nel senso della normativa sul diritto d'autore - e quali no. Abbiamo preferito lavarcene le mani."

Così, se da un lato le nuove licenze, che in alcune loro forme permettono, oltre l'uso libero, anche mushup e remix, risultano essere di troppo complicata esplorazione (!), dall'altro un pubblico dominio evidente (in questo decennio sarebbero diventate di pubblico dominio tutte le prime registrazioni dei Beatles e degli Stones) diventa sempre più una chimera.

"Il copyright incoraggia l'innovazione" ... e la chiamano arte!

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mercoledì 14 gennaio 2009

Tre gocce di Chanel (N° 5), diamanti e bollicine


Bionde, ancora bionde.
Bionde famose, bionde chiaccherate.
Chissà cosa penserebbe uno psicanalista di una che su 4 post in croce pubblicati sul suo blog parla due volte di bionde ... non essendo mai stata bionda.
Però il mio profumo è chanel N° 5, mi piacciono i diamanti (sfido qualsiasi donna a dire il contrario, anche se non disdegno neanche i rubini) ... e adoro le bollicine!
A far ghiotta l'occasione infatti non sono stati nè le bionde, nè i profumi, nè i diamanti.
Galeotte furon le bollicine!
Essì, perchè quando leggo che "Tutti copiano le bollicine italiane" mi viene in mente Antonio che la notte di Capodanno mi dice (per l'ennesima volta): "Sarò un'incompetente, ma a me lo champagne non piace".
Queste le sue considerazioni sulle bollicine.
Le sue considerazioni che mi vengono in mente proseguendo nell'articolo, in cui si parla della bionda e nuda Paris Hilton dipinta d'oro come testimonial di RICH Prosecco, credo sia meglio censurarle.
E' per la questione del mettere il prosecco in lattina, che avete capito!

Mentre mi interrogo sul perchè mai il Giornale abbia inserito nel titolo la parola copyright mentre in realtà è di IGT (Indicazione Geografica Tipica) che si parla, cosa ben diversa, mi vengono in mente due cose.
Una è un'altra bionda famosa e chiaccherata, a cui piacevano le cose preziose e le bollicine, e le cui immagini di lei nuda hanno fatto storia, in molti sensi.
L'altra è il perchè non compro il Giornale e mi limito a leggerlo on line quando qualche keyword me lo restituisce nella SERP ... ma questa è un'altra storia!
Per cui, anche in considerazione del fatto che ho in corso un certo approfondimento sul diritto dell'immagine e sul suo sfruttamento commerciale con l'amico e collega Marco Scialdone, mi capita una volta in più di soffermarmi sulle bionde.

Perchè è noto ai più che l'immagine della bionda Marilyn sia stata pubblicata nelle più molteplici versioni, oggetto di opere importantissime a partire da Andy Warhol a finire alle fotografie di Bern Stern.
E dico finire solo perché ha non più di un paio di giorni la notizia della chiusura della diatriba sulle ultime foto nude scattate a Marilyn, sei settimane prima di morire, tra Bern Stern e altri due fotografi, Michael Weiss e Donald Penny (chiusa a favore di Bern Stern).
Ma se ne potrebbero portare mille di esempi.
Per non parlare delle innumerevoli imitazioni cabarettistiche, teatrali, cinematografiche.
Marilyn si era creata un'immagine così caretterizzata e così incisiva che era (ed è!) difficile:
non aver desiderato almeno una volta, anche per solo per vezzo (l'abito bianco che si alza sul condotto d'areazione) di emularla;
non essere riconoscibili quando si cerca di farlo.

Paris Hilton nuda come testimonial di un vino.
Marilyn nuda come testimonial (e addirrittura sull'etichetta) di un vino ... anzi due.
Eh già, perchè all'epoca (2006) il fotografo che deteneva i diritti di sfruttamento commerciale di quell'immagine di Marilyn, terminato il periodo per cui era stata concessa la licenza d'uso a quella determinata cantina, pensò bene di cedere la licenza d'uso della stessa immagine ... a un'altra cantina! La quale a sua volta la utilizzo come etichetta.
Qui si che centrava il copyright!
Meglio, qui marchi (e in particolare trade dress) e copyright si mischiavano pericolosamente.
L'agente di Marilyn aveva concesso alla prima cantina l'uso per i suoi vini del marchio registrato Marilyn Monroe. Il fotografo la licenza d'uso di quell'immagine di Marilyn.
Però, ad un certo punto, per la prima cantina si era esaurito il periodo di licenza sull'immagine che aveva usato per uno dei suoi vini, e la seconda cantina aveva acquistato licenza sulla stessa immagine e l'aveva usata per l'etichetta di un suo vino.
Ma quell'etichetta, con quell'immagine su cui la seconda azienda vinicola vantava diritto d'uso, poteva creare rischio di confusione con la prima cantina, che l'aveva usata per 20 anni, nonostante allo stato fossero (e non potessero che essere) diverse.
Bel grattacapo, che la Corte decise in favore della prima azienda vinicola, non senza destare perplessità da parte di alcuni addetti ai lavori.

Rischiamo di trovarci una bionda e nuda Paris Hilton sull'ettichetta dei prosecchi di Conegliano-Valdobbiadene?
Che almeno non ce lo mettano in lattina!!!!!

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martedì 13 gennaio 2009

Il copyright tra il telefono ... e il filo

Ovvero, quando c'era solo il copyright

C'è stato un tempo che amavo le e-mail.

Intraprendevo corrispondenze fittissime anche con chi abitava a pochi isolati da casa mia.
Mi piaceva poter alternare la mia torrenzialità alla mia capacità di essere telegrafica senza che nessuno potesse interrompermi, interrompere il filo dei miei pensieri, o impormi nell'immediato ulteriori riflessioni su quello che stavo dicendo. C'era la connessione dial up, per cui ciccia: “Mica sto sempre lì col ditino a cliccare su scarica posta, e poi di nuovo su ok quando mi chiede «questo computer sta cercando di connettersi ad internet, connettersi ora?»”
Che poi non era neanche vero. A volte cliccavo su scarica posta in modo convulsivo, nella speranza che arrivasse la sospirata risposta alla mail che avevo appena spedito … che spesso non c'era.
Così come era successo per le lettere, (quando non esistevano i contratti hello forfait o come si chiama ora, e non potevi stare le ore al telefono senza doverti poi sorbire l'incazzatura all'arrivo della bolletta telefonica ... ma anche semplicemente perché era bello scriversi le lettere), i miei “amori” passavano attraverso le mail.
Che tanto l'incazzatura all'arrivo della bolletta telefonica c'era lo stesso: si pagava a connessione!
Eh, [ma] il telefono, la voce, il suo suono, e i silenzi, che per mail e per lettera non sei tu a decidere … dovevo inventarmi qualcosa!
“Prima che tu dica pronto”!
Una volta l'avevo letto al telefono, come favola della buona notte...c'erano un sacco di cose legate a quel brano.
“Spero che tu sia rimasta accanto al telefono, che se qualcun altro ti chiama ...” Aveva un senso. Il doppio click speranzoso che cercava una risposta e “le fatiche dell'indice inchiodato alla ruota, le incertezze dell'orecchio incollato alla buia conchiglia”.
Ero molto rudimentale, molto poco attrezzata. In pratica non avevo "nulla": La mia musica, (cioè quella che a me piaceva), il libro, uno stereo, un computer, ovviamente debitamente distanti ... e la mia voce. Dovevo procurarmi un microfono con un cavo lungo, perché dovevo leggere vicino alle casse, tenendo la musica bassa bassa, altrimenti non si sentiva la voce, e il libro in mano …. e fare attenzione a girare le pagine del libro …
Però, alla fine, dopo non so quante prove, ce l'ho fatta. Ah, la musica: “three words” eseguita da Brad Mehldau.
Ce l'ho fatta e ne ho fatto un file, da inviare rigorosamente di sera, che costava meno.
E poi ci ho preso gusto, e ho iniziato sempre più a inviare pensieri di questo genere, di ogni genere. Una volta ho anche provato a leggere un libro intero (“Natura morta con custodia di Sax” di Geoff Dyer). Ma, in quel caso, visto il silenzio del destinatario, una volta finita la storia di Pres e Lady (Lester Young e Billie Holiday, cap. 1) ho lasciato perdere.
Un amico apprezzò l'idea al punto da suggerirmi di realizzare un podcast di me che leggevo.
Lo spunto mi allettava: un caro amico aveva da poco scoperto che la sua bimba era cieca, e leggere le favole per lei e per gli altri bimbi come lei …

Ma ecco che subito, con la sua mannaia, giunse LUI, a distruggere i miei sogni: il COPYRIGHT!
Antonio aveva scoperto le Creative Commons, le licenze some rights reserved che ti permettono di utilizzare liberamente le opere ad alcune condizioni, come ad esempio l'indicazione della paternità.
Ma erano diffuse ancora solo in America. Per la musica poteva andar bene, ma per i brani?
Le "invisibili vestali" di Calvino non potevano aiutarmi a combattere questa "battaglia invisibile contro una fortezza invisibile (!)": il diritto d'autore buttava giù senza neanche bisogno di soffiare il mio castello di carte (o era "dei destini incrociati"?).

Oggi, finalmente, le Creative Commons sono una realtà che prende sempre più forma e sostanza, al punto che perfino in SIAE si è costituito Gruppo di Lavoro Giuridico misto, composto da rappresentanti della SIAE e da esponenti del Gruppo di Lavoro Giuridico di Creative Commons Italia, tra cui la mia amica Deborah De Angelis, per permettere l'incontro tra la Società Autori ed Editori e coloro che hanno optato per questo genere di licenze, e che proprio la settimana scorsa si è incontrato per la prima volta.
Parlando con Simone Aliprandi, collega, eclettico autore di opere che spaziano da pubblicazioni scientifiche a musica, poesia, teatro, grafica, e che rilascia TUTTE le sue opere sotto licenza Creative Commons (e di cui sono “spontanea” fan su Facebook), non ricordo a che proposito, mi ha manifestato la sua intenzione di organizzare una lettura delle sue poesie per i non vedenti.
E il castello è tornato su ...

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sabato 10 gennaio 2009

Barbara Millicent Roberts

Ovvero: con cosa potrebbe innaugurare il suo blog una donna se non con una dedica alla bambola più conosciuta del pianeta?

In tutte le case dovrebbero esistere quelle che io chiamo "riviste gabinetto".
Non in quanto siano da considerare come carta assorbente (oddio, alcune anche sì!), ma perché stanno bene lì, ti aiutano ad ingannare il tempo.
Il non plus ultra è, ovviamente, La Settimana Enigmistica.
Ma non ci stanno male neanche il Venerdì e Donne di Repubblica.
Per noi dandy che la mattina troviamo il giornale dietro la porta di casa (per il latte di mucca appena munto non sono ancora riuscita ad organizzarmi, ma ora che il centro è diventata zona a traffico limitato il trattore dovrebbe avere meno difficoltà a passare per le strade) il sabato è un giorno meraviglioso.
Oggi, però, non ho trovato Donne.
Uff, niente oroscopo pseudopsicomusifilopoetico ... e niente lettere a Galimberti.
Velvet mi sembra faccia molto più il vezzo a quelle riviste patinate stile Vogue, che proprio non mi vanno giù (meglio un bel pettegolezzo alla Oggi!). Ma quello passa il convento, e tant'è.

Lo sfoglio svogliatamente e mi imbatto quasi subito in Lei.
Un servizio di otto pagine!
L'intramontabile semprebionda Barbie (fatte salve le edizioni multietniche della bambola più politically correct del pianeta ... !) compie 50 anni!
Sorrido pensando che proprio martedì Luisa, 5 anni, mi è venuta ad aprire la porta entusiasta stringendo in mano il suo nuovo e splendente Maggiolino rosa.
Amata e desiderata Barbie ... e odiata!
Tanto che sul fenomeno più chiaccherato del momento, il social network Facebook, qualcuno si è preso la briga di creare un gruppo dal titolo "GRUPPO PER LA SOPPRESSIONE DELLE BARBIE", con esilaranti immagini dal contenuto altamente splatter.
Chissà cosa ne pensa la Mattel!
La Mattel, che ha legato stretto stretto il suo nome a quello del marchio Barbie, al punto da giocarci gran parte della sua comunicazione sperimentale arrivando addirittura a dipingere di rosa un'intera strada di Salford, Inghilterra, nel 1997, per il Mese Rosa di Barbie (tutto tutto: case, serrande, alsfalto, cassonetti ...) ... nello stesso anno in cui gli Aqua uscivano con Barbie Girl, a far da sinonimo a "ragazza svampita"...
... e nel 2002 la Mattel perdeva contro gli Aqua (aveva agito per diffamazione, violazione di copyright e volazione di marchio) perchè la canzone veniva riconosciuta dal giudice protetta come parodia in base al primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti.
Ma ci sono anche i successi di Barbie, come la riassegnazione in favore della Mattel del nome di dominio barbie.it, registrato dal sig. Scognamiglio, il quale ha continuato fino all'ultimo ad affermare i suoi diritti (in quanto diminuitivo comune del nome Barbara, personaggio di cui la rivista vantava di detenere i diritti).
Sacrosanto!
Anche se nel 2006 in Canada, quasi per le stesse motivazioni (abbreviativo del nome di donna), la catena di ristorazione Barbie's Bar&Grill non ha dovuto cambiare il proprio nome: la Corte non ha riconosciuto la notorietà del marchio della bambola al punto da potersi configurare confondibilità tra lo stesso e la catena di ristorazione ... e il marchio Barbie's & Design.
E c'è la più famosa causa per violazione di copyright e segreto industriale contro le bambole Bratz, la cui produzione (e sempre maggior successo) è stata ritenuta origine del calo di vendite (!) della bambola più famosa del mondo, che la Mattel ha vinto nel luglio 2008 e che proprio far data dal geneltiaco di Barbie (marzo 2009) dovrebbero essere tolte dal commercio.

Pochi giorni fa la Befana ha reso felice Luisa regalandole il tanto ambito Maggiolino rosa.
Un quarto di secolo fa io chiedevo una Barbie come corrispettivo a una visita dal dentista (ebbene sì, faccio parte del branco!)
Mezzo secolo fa Barbie nasceva, ispirata da un'altra bambola, la tedesca Bild Lilli.

Chissà se oggi si userebbe il sostantivo ispirazione per definire la molla della nascita di Barbie ...

(foto di VerseVend)

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