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domenica 19 aprile 2009

PUGLIA: CREATIVITA' IN MOVIMENTO

Uno dei motivi di latitanza ... anche se non cerco giustificazioni.

Il prossimo 23 aprile, in occasione della Giornata Mondiale della Proprietà Intellettuale (26 aprile 2009) e nell'ambito delle manifestazioni legate alla Settimana della Cultura (18-26 aprile), assieme ad altri due amici abbiamo organizzato a Bari una giornata di approfondimento sulla Proprietà Intellettuale.

Il convegno, intitolato "Puglia: creatività in movimento. Tutela delle risorse intellettuali e sviluppo. Idee a confronto", si terrà presso la Fiera del Levante - Sala Convegni Regione Puglia dalle ore 10 alle ore 18 e vedrà coinvolti tutti i soggetti interessati allo sviluppo e alla tutela della creatività e della cultura in Puglia.

Le tematiche affrontate saranno le seguenti:

  • Immagine Puglia. Territorio, società, creatività: l'offerta culturale;
  • La tutela dei beni culturali. Cineteche, videoteche, mediateche;
  • L'esperienza dei cineporti;
  • Editoria e web-tv;
  • La legislazione per la cultura e lo spettacolo: dalla tutela delle opere artistiche alla promozione dei soggetti artisti;
  • Distribuzione e circolazione delle opere: vecchi e nuovi canali. La rete;
  • La Siae e i nuovi tipi di licenza, le licenze libere e gli aventi diritto.

La partecipazione è libera, con iscrizione obbligatoria fino ad esaurimento posti.

Per conoscere il programma della giornata e l'elenco dei relatori nonché per iscriversi al convegno, vi invito a consultare il neonato sito di Pugliacreativa.

Vi aspetto.


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domenica 1 marzo 2009

Scuola Forense Barese - as promised

Con colpevole ritardo, ecco le slide della lezione del 19 febbraio tenuta nella Biblioteca del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Bari, Palazzo di Giustizia.

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sabato 31 gennaio 2009

Mush-up e remix come forme d'arte - RomaEuropa FakeFactory

Qualche giorno fa ho accennato alla risposta ufficiale ricevuta dagli organizzatori del concorso Roma Europa Web Factory in merito iniziativa "Freedom for remix" lanciata dall'amico Marco Scialdone assieme ad Oriana Persico, DegradArte ed altri.
Il RomaEuropa di cui si parla è un concorso d'arte che non contempla mush-up e remix al punto di vietare la partecipazione di opere realizzate con tali tecniche, ma che acquisisce sulle opere presentate tutti i diritti ... compreso quello di remixarle e farne mush-up!
Bene, l'iniziativa di risposta alla risposta è quantomai pertinente: un concorso organizzato da Salvatore Iaconesi, Oriana Persico e Marco Scialdone e appoggiato in poco tempo da moltissime associazioni.
Un fake contest in cui mush-up e remix sono la regola: le opere presentate dovranno contenere un minimo di rielaborazione di opere presistenti, ovviamente le cui licenze di distribuzione lo permettano.
Le categorie di opere possibili sono le tre già previste dal concorso targato Fondazione RomaEuropa-Telecom, 100cuts - VideoArt, 100samples - Musica, 100quotes - Letteratura, cui si aggiunge una nuova categoria, la LawArt, che riguarda la creazione di testi giuridici sul diritto d'autore.
Giovedì mattina è andata in onda la puntata di Codice Binario, trasmissione radiofonica condotta da Massimo Melica, dedicata al fake contest (podcast scaricabili da qui).
Nel suo blog Marco si augura che prima o poi i due contest convoglino in un unico concorso, e io mi associo.
Per ora, chissà, magari provo a concorrere nella quarta categoria ...

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venerdì 16 gennaio 2009

Eleanor Rigby


Eh no, stavolta non è bionda.
Almeno non lo è nella interpretazione che Mary Ann Farley ne da nel suo dipinto.
Poi chissà!
Quel che è certo è che raccoglieva il riso in una chiesa, dopo un matrimonio, e che la melodia della sua solitudine è nota a una moltitudine.
Se la solitudine può essere intesa anche come un rapporto privilegiato con se stessi, come una scelta consapevole, quella di Eleanor, che muore sola, ad un funerale a cui nessuno va ...
Può darsi anche che a lei ora non importi d'essere conosciuta e celebrata universalmente attraverso la musica che i Beatles le hanno dedicato nel 1966 (una Eleanor Rigby è esistita davvero, ed è sepolta nel cimitero della chiesa di St. Peter, a Liverpool, dove John Lennon e Paul McCarteny si conobbero).
Nè di essere il brano più conosciuto di Revolver, l'album dei Beatles che la rivista Rolling Stone ha messo al terzo posto nella classifica dei più grandi album rock di tutti i tempi.

Chissà Eleanor, se sapesse tutto questo, cosa penserebbe della decisione presa dal governo britannico un mese fa (e che dovrebbe essere discussa ed approvata in questi giorni) di estendere la durata del copyright sulle registrazioni fonografiche da 50 a 70 anni. Lei, che nel 2016 sarebbe caduta in pubblico dominio e la cui solitudine avrebbe potuto passare per ogni radio, essere oggetto di mushup e remix, senza problemi ... e farla sentire meno sola!

Il copyright è "la linfa vitale dell'economia creativa" che "stimola gli investimenti nel talento musicale" e "incoraggia l'innovazione"!!!! (Geoff Taylor, BPI). E Andy Burnham, segretario alla Cultura del Governo Britannico e portavoce dell'iniziativa "ma c'è un'ulteriore ragione morale: non vedere la propria opera associata ad una causa o a ad un marchio con cui non si è a proprio agio".
Non è difficile intuire chi ci guadagnerà davvero da tutto questo ... e chi (e cosa) ci perderà!

Mi viene in mente, fra l'altro, la risposta ufficiale ricevuta da Romaeuropa Web Factory in merito all'iniziativa lanciata dall'amico Marco Scialdone assieme a DegradArte poco prima di Natale: modificare l'art. 8 del regolamento del concorso che non ammetteva fra le opere attività di mashup e remix, non considerando che la maggior parte delle forme d'arte oggetto del concorso usino prevalentemente tali tecniche.
E nella risposta si legge, sostanzialmente: "Sarebbe troppo difficile analizzare quali opere siano in regola - nel senso della normativa sul diritto d'autore - e quali no. Abbiamo preferito lavarcene le mani."

Così, se da un lato le nuove licenze, che in alcune loro forme permettono, oltre l'uso libero, anche mushup e remix, risultano essere di troppo complicata esplorazione (!), dall'altro un pubblico dominio evidente (in questo decennio sarebbero diventate di pubblico dominio tutte le prime registrazioni dei Beatles e degli Stones) diventa sempre più una chimera.

"Il copyright incoraggia l'innovazione" ... e la chiamano arte!

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martedì 13 gennaio 2009

Il copyright tra il telefono ... e il filo

Ovvero, quando c'era solo il copyright

C'è stato un tempo che amavo le e-mail.

Intraprendevo corrispondenze fittissime anche con chi abitava a pochi isolati da casa mia.
Mi piaceva poter alternare la mia torrenzialità alla mia capacità di essere telegrafica senza che nessuno potesse interrompermi, interrompere il filo dei miei pensieri, o impormi nell'immediato ulteriori riflessioni su quello che stavo dicendo. C'era la connessione dial up, per cui ciccia: “Mica sto sempre lì col ditino a cliccare su scarica posta, e poi di nuovo su ok quando mi chiede «questo computer sta cercando di connettersi ad internet, connettersi ora?»”
Che poi non era neanche vero. A volte cliccavo su scarica posta in modo convulsivo, nella speranza che arrivasse la sospirata risposta alla mail che avevo appena spedito … che spesso non c'era.
Così come era successo per le lettere, (quando non esistevano i contratti hello forfait o come si chiama ora, e non potevi stare le ore al telefono senza doverti poi sorbire l'incazzatura all'arrivo della bolletta telefonica ... ma anche semplicemente perché era bello scriversi le lettere), i miei “amori” passavano attraverso le mail.
Che tanto l'incazzatura all'arrivo della bolletta telefonica c'era lo stesso: si pagava a connessione!
Eh, [ma] il telefono, la voce, il suo suono, e i silenzi, che per mail e per lettera non sei tu a decidere … dovevo inventarmi qualcosa!
“Prima che tu dica pronto”!
Una volta l'avevo letto al telefono, come favola della buona notte...c'erano un sacco di cose legate a quel brano.
“Spero che tu sia rimasta accanto al telefono, che se qualcun altro ti chiama ...” Aveva un senso. Il doppio click speranzoso che cercava una risposta e “le fatiche dell'indice inchiodato alla ruota, le incertezze dell'orecchio incollato alla buia conchiglia”.
Ero molto rudimentale, molto poco attrezzata. In pratica non avevo "nulla": La mia musica, (cioè quella che a me piaceva), il libro, uno stereo, un computer, ovviamente debitamente distanti ... e la mia voce. Dovevo procurarmi un microfono con un cavo lungo, perché dovevo leggere vicino alle casse, tenendo la musica bassa bassa, altrimenti non si sentiva la voce, e il libro in mano …. e fare attenzione a girare le pagine del libro …
Però, alla fine, dopo non so quante prove, ce l'ho fatta. Ah, la musica: “three words” eseguita da Brad Mehldau.
Ce l'ho fatta e ne ho fatto un file, da inviare rigorosamente di sera, che costava meno.
E poi ci ho preso gusto, e ho iniziato sempre più a inviare pensieri di questo genere, di ogni genere. Una volta ho anche provato a leggere un libro intero (“Natura morta con custodia di Sax” di Geoff Dyer). Ma, in quel caso, visto il silenzio del destinatario, una volta finita la storia di Pres e Lady (Lester Young e Billie Holiday, cap. 1) ho lasciato perdere.
Un amico apprezzò l'idea al punto da suggerirmi di realizzare un podcast di me che leggevo.
Lo spunto mi allettava: un caro amico aveva da poco scoperto che la sua bimba era cieca, e leggere le favole per lei e per gli altri bimbi come lei …

Ma ecco che subito, con la sua mannaia, giunse LUI, a distruggere i miei sogni: il COPYRIGHT!
Antonio aveva scoperto le Creative Commons, le licenze some rights reserved che ti permettono di utilizzare liberamente le opere ad alcune condizioni, come ad esempio l'indicazione della paternità.
Ma erano diffuse ancora solo in America. Per la musica poteva andar bene, ma per i brani?
Le "invisibili vestali" di Calvino non potevano aiutarmi a combattere questa "battaglia invisibile contro una fortezza invisibile (!)": il diritto d'autore buttava giù senza neanche bisogno di soffiare il mio castello di carte (o era "dei destini incrociati"?).

Oggi, finalmente, le Creative Commons sono una realtà che prende sempre più forma e sostanza, al punto che perfino in SIAE si è costituito Gruppo di Lavoro Giuridico misto, composto da rappresentanti della SIAE e da esponenti del Gruppo di Lavoro Giuridico di Creative Commons Italia, tra cui la mia amica Deborah De Angelis, per permettere l'incontro tra la Società Autori ed Editori e coloro che hanno optato per questo genere di licenze, e che proprio la settimana scorsa si è incontrato per la prima volta.
Parlando con Simone Aliprandi, collega, eclettico autore di opere che spaziano da pubblicazioni scientifiche a musica, poesia, teatro, grafica, e che rilascia TUTTE le sue opere sotto licenza Creative Commons (e di cui sono “spontanea” fan su Facebook), non ricordo a che proposito, mi ha manifestato la sua intenzione di organizzare una lettura delle sue poesie per i non vedenti.
E il castello è tornato su ...

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